Villa Dolfin Boldù

 

Rosà

 

 

                        

 

Architettura e storia

 

Villa Dolfin Boldù si trova a Rosà (Vicenza), in località Ca' Dolfin, lungo la via che dal centro del paese conduce, proseguendo verso ovest, a Cartigliano.

La Villa risale alla seconda metà del ‘700 e fu realizzata, partendo dal nucleo originario del XVII secolo (forse della seconda metà del ‘600) operando successivi interventi ed ampliamenti. In una trave del porticato delle barchesse è riportata la data 1620, ma non dovrebbe segnare il periodo esatto di costruzione in quanto, molto probabilmente, è un abbellimento di una struttura preesistente.

Il complesso si inserisce in un panorama di campagna rimasto tutt'oggi integro e non urbanizzato.

I Dolfin erano tre fratelli  veneziani, uno di essi sposò la figlia dell'ultimo discendente della famiglia  Boldù, con l'intesa che il cognome Boldù fosse abbinato al cognome Dolfin. Fecero erigere la Villa allo scopo di adibirla a sede di attività rurali e di villeggiatura.

La costruzione presenta un cortile di largo respiro, con l'aggiunta di un porticato in stile neoclassico, con statue.

Opera forse di Antonio Gaidon (1738-1829) o di A. Negri, vista la somiglianza con Villa Negri Piovene di Mussolente (VI), la Villa è un complesso di vaste proporzioni accentrato intorno ad una corte chiusa. Il complesso risulta di imponenti dimensioni e si compone di un corpo padronale, mentre la corte risulta divisa in due settori dalla barchessa a gomito di ingresso.

Il corpo padronale, rivolto a sud, si sviluppa in quattro livelli (piano terra, mezzanino, piano nobile ed attico), al quale sono affiancati due corpi laterali che si sviluppano su due piani solamente (piano terra e mezzanino). Il piano mezzanino, in realtà è presente solamente nella porzione ovest del corpo centrale e nell’ala ovest, in quanto i saloni del piano terra della zona est hanno un’altezza interna maggiore, pari a circa 5,5 m. Osservando la facciata, comunque, si ha l’illusione ottica contraria, in quanto le finestre del piano mezzanino della porzione est sono presenti ma tamponate. Le aperture della facciata sono caratterizzate dalla presenza di finestre rettangolari ai piani terra e nobile, mentre al piano mezzanino e nell’attico sono quadrate. Inoltre, al piano nobile le aperture presentano un timpano superiore triangolare ed un terrazzino con colonnine che fungono da parapetto. Negli altri livelli i timpani delle finestre sono tutti piani. E da notare anche come lo spazio tra le aperture si riduca verso la zona centrale. Altro elemento caratterizzante della facciata principale, tipico del costume “bassanese”, è costituito da alcune fasce orizzontali che legano davanzali e architravi delle aperture e che scandiscono la ritmica verticale della facciata stessa.

Al livello del piano mezzanino, posizionate in maniera simmetrica rispetto l’ingresso principale, sono presenti due meridiane adorne di figure allegoriche e concepite come dei quadri incorniciati.

La facciata è coronata poi sulla sommità da un frontoncino curvo che comprende all’interno lo stemma della famiglia Dolfin; sullo stesso poggiano tre statue acroteriali, mentre su entrambi i lati dello stesso è presente un comignolo.

I cornicioni della copertura del corpo centrale e del frontoncino curvo sono arricchiti dalla presenza di minuti e fitti dentelli di forma rettangolare, i quali sembrano quasi sostenere a sbalzo il cornicione stesso.

All’angolo nord-ovest del complesso della villa, in adiacenza al corpo principale della stessa, è presente una cappella gentilizia, probabilmente eretta nel primo Settecento e rivolta alla strada di accesso al piazzale interno della villa. Il prospetto della cappella è caratterizzato al centro da una porta trabeata con al di sopra una finestra semicircolare poggiante su di una fascia marcapiano. Il timpano della copertura è triangolare con una piccola apertura circolare al centro.

All’interno la cappella è ricca di decorazioni, vi sono piccoli quadri ovali con comici di stucco presenti nelle pareti e nel soffitto. Alle pareti sono presenti anche delle decorazioni in ferro battuto di pregevole fattura. Nell’altare è esposta una pala che riproduce l’Assunta, del primo Settecento e di autore ignoto, ma di una certa somiglianza con la pala di Sant’Antonio nella chiesa di Santo Stefano a Vicenza, opera di Antonio Rigoni. Nell’altare della cappella, all’interno di una teca vetrata sono conservate le reliquie di un santo, San Bono.

Ad est del corpo padronale, in adiacenza allo stesso, si sviluppano le barchesse, disposte a gomito con un primo tratto che prosegue verso est, interrotto da un secondo troncone che devia verso sud. Tali edifici sono composti da due livelli (piano terra e primo) e sono caratterizzati per tutta la loro estensione da un porticato con pilastri e archi con trama di bugne separate da solchi profondi ma a pelle liscia, presenti anche nel rovescio delle arcate.

Al centro del lato orientale delle barchesse si eleva una facciata che ospita il quadrante di un orologio. La stessa è sormontata da un’impalcatura metallica che sostiene due piccole campane. Dal 2003, dopo anni di silenzio, il meccanismo dell’orologio ha ricominciato a scandire i quarti e le ore. L’interno del corpo padronale presenta una pianta tipica delle ville venete dell’epoca, con una grande sala centrale che collega i fronti nord e sud della villa. Ai fianchi di questa sono presenti degli ambienti minori e, sul lato sinistro vi è una scalinata che permette l’accesso ai locali dei piani superiori. Il secondo vano a destra (ad est) del salone è adornato da una decorazione pittorica della fine del Settecento, che imita le forme “impero”

Il   parco annesso alla Villa, sul lato nord della stessa, fu ideato da Alberto Parolini e poi terminato da Francesco Bagnara, è uno dei più vasti del Vicentino ed è di tipo neoclassico. All’interno del parco sono presenti alberi secolari ed un laghetto. Il parco è stato oggetto di recenti interventi di risanamento e di nuove piantumazioni, soprattutto lungo il viale dei carpini, in sostituzione ad alcuni carpini che erano morti. Il parco è attraversato in direzione nord-sud da una roggia demaniale, un altro ramo della stessa lo fiancheggia sul lato nord.

Oltre al corpo padronale della Villa ed alle barchesse ad U che definiscono il piazzale interno, fanno parte del complesso monumentale anche una serie di edifici secondari che si diramano tutti verso est a partire dalla porzione centrale delle barchesse, ad eccezione di un villino disposto su due livelli e posizionato ad ovest, prospiciente la facciata principale della Villa.

 

Note storiche del secolo scorso (in corso di aggiornamento)

 

Per quel che riguarda le note storiche relative alla Villa, si ricorda che nel 1918 fu sede del comando del IX corpo dArmata schierato sul Grappa ed ospitò il 24 agosto 1918 il Re d'Italia  Vittorio Emanuele III. Nella prateria antistante la villa, la mattina del 24 agosto del 1918, si festeggiarono e si premiarono, alla presenza del Re, del generalissimo Diaz e del vescovo di Vicenza, mons. Rodolfi, i valorosi della IV Armata, detta del Grappa. Per la prima volta, durante la solenne parata militare, fu eseguita ufficialmente la “Canzone del Grappa”, con il testo del generale De Bono, musicato da Antonio Meneghetti.

Durante la Seconda guerra Mondiale la villa fu bombardata dagli alleati, con danni ingenti nella zona delle barchesse e degli edifici di minor pregio. Fortunatamente il corpo centrale della villa non subì danni ingenti.

Dal punto di vista della tutela dei beni artistici, si sottolinea come il complesso di Villa Dolfin Boldù, comprensivo di tutti gli annessi, del parco e di un appezzamento di terreno a nord della strada che delimita il parco, sono stati vincolati con Decreto del 20-01-1964 in base alle Leggi n. 364 del 1909 e n. 1089 del 1939.